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Consulente GEO per l'AI: 11 domande da fare prima di pagare
▸ Consulenza GEO

Le 11 domande da fare a chi ti vende la GEO. Anche a me

Vendo GEO anch'io, quindi so dove ci si può nascondere. Undici domande con la risposta attesa, da fare a un consulente GEO prima di firmare.

2 settembre 2026#geo#ai#seo

Metto in chiaro la cosa scomoda prima di tutto il resto: la GEO la vendo anch’io. Questa pagina contiene le domande che potresti fare a me, e qualcuna preferirei non sentirmela fare, perché la risposta onesta è “non si sa”. Le scrivo lo stesso, con la risposta che dovresti aspettarti, perché il modo più rapido per capire chi hai davanti è vedere come reagisce a una domanda che non ha una risposta comoda.

Il contesto è questo: da qualche mese chi ha un’azienda riceve proposte per farsi “trovare da ChatGPT” o “entrare nelle risposte AI di Google”. Alcune sono lavoro serio, altre sono la stessa SEO di prima con un’etichetta nuova e un prezzo più alto. Il problema è che i criteri con cui valutavi un preventivo SEO qui non funzionano, e non per colpa tua.

Il formato lo prendo da una guida di Wil Reynolds, di Seer Interactive: ventisette domande costruite sulle gare d’appalto delle aziende grandi, uscita il 10 agosto 2026. Qui ne tengo undici, quelle che una PMI può verificare da sola, e le riscrivo per chi non ha un ufficio marketing che filtra i fornitori.

⚠️ Perché le domande della SEO qui non servono

Con la SEO classica il conto tornava, e tornava in modo verificabile. Quante persone cercano una cosa lo dice il volume di ricerca; quanto sei visibile lo dice la posizione; quanti clic ne derivano lo dice una curva nota; quanti contatti ne escono lo dice il tasso di conversione. Quattro numeri concatenati, ognuno controllabile.

Nelle risposte generate dall’AI quella catena si spezza in tre punti diversi, e conviene sapere dove, perché è lì che si infila chi vende fumo.

  • Il volume di ricerca non esiste più. Le domande fatte a un assistente sono lunghe, personali, quasi tutte diverse fra loro: non c’è un “quante persone cercano questa frase” da mettere in un preventivo. Reynolds lo sintetizza dicendo che il volume di ricerca di ogni singolo prompt è praticamente uno.
  • La percentuale di clic non è affidabile. I motori generativi cambiano il modo di impaginare le risposte in continuazione, e un cambio di layout sposta i numeri senza che nessuno abbia fatto niente. Nello stesso articolo Reynolds racconta di clienti che a maggio 2026 hanno visto il 400% di visite in più alla homepage da ChatGPT dopo un cambio di impaginazione delle risposte.
  • Non sai a che distanza sei. È il punto più scomodo dei tre, ed è sempre Reynolds a metterlo giù chiaro. Su Google, se sei in undicesima posizione, lo vedi: sei fuori dalla prima pagina ma a un passo, e ha senso insistere. Se un assistente AI nella sua risposta nomina tre aziende e tu non sei fra quelle, non sai se eri la quarta o la ventesima. Non c’è una classifica da leggere: c’è una risposta che ti include o non ti include.

In SEO, scrive Reynolds, potevi dire al cliente di portare pazienza perché eravate lì a un passo. Nella ricerca generativa quel “siamo lì” non lo può dimostrare nessuno.

La conseguenza pratica è che non puoi più valutare una proposta dai numeri promessi, perché i numeri che una volta rendevano confrontabili due preventivi qui non esistono o non sono verificabili. Ti resta un solo criterio utile: come ragiona chi te la sta vendendo. Le domande qui sotto servono a farlo emergere in mezz’ora di call.

Fatte in quest’ordine hanno un senso: prima capisci se sa misurare, poi come lavora, poi cosa ti lascia in mano.

🛠️ Blocco 1 - Come misuri (4 domande)

1. Come fai a sapere se vengo citato, e ogni quanto lo verifichi?

Cosa ti aspetti: una lista scritta di domande fisse, poste agli stessi motori a intervalli regolari, con le risposte salvate e datate. Le risposte dei modelli cambiano nel tempo e cambiano da persona a persona, quindi una fotografia singola non vale niente: serve la stessa domanda ripetuta, per vedere se la tua presenza nelle risposte migliora o peggiora.

Campanello: “usiamo un tool che monitora l’AI”, detto e basta. Quale, su quali motori, con che frequenza, e chi legge i risultati? Un tool che gira centinaia di domande al giorno ha un campione più grande di qualsiasi lista tenuta a mano, quindi il problema non è lo strumento: è che un abbonamento da solo non è un metodo, e quello che conta è chi guarda i risultati e cosa cambia dopo averli guardati.

2. Se un assistente cita tre aziende e io non ci sono, tu sai dirmi quanto ci sono andato vicino?

Cosa ti aspetti: no. È la domanda che serve a smascherare il venditore, perché la risposta onesta è che nessuno lo sa, per il motivo tecnico spiegato sopra. Chi ti risponde “siamo appena fuori, ci manca poco” ti sta raccontando una classifica che non esiste.

3. Quanto traffico in più mi porta?

Cosa ti aspetti: poco, e va detto subito. Tom Capper di Moz, sui siti che segue, misura un picco sotto il 2% di visite dai motori generativi, per giunta in calo: i numeri e il contesto li ho raccolti qui. La visibilità nelle risposte AI oggi va comprata per quello che è, cioè esserci nel momento in cui uno decide, non come nuovo rubinetto di traffico. Su cosa si riesce davvero a misurare ho scritto cosa dicono e cosa non dicono i report di Google.

Campanello: qualsiasi proiezione di visite mensili. Non esiste la curva che la calcola.

4. Che differenza c’è, per la mia azienda, fra essere nominato ed essere consigliato?

Cosa ti aspetti: che sappia distinguerle, perché sono due cose diverse e si comportano in modo diverso. Un marchio conosciuto viene nominato quasi sempre, ma nominato non vuol dire consigliato: uno studio di SeoZoom del 21 luglio 2026 sui prompt di consiglio d’acquisto, condotto su ChatGPT, Gemini, Perplexity e Google AI Mode, ha misurato Miele e Bosch al 100% di citazioni e allo 0% di raccomandazioni sulla maggior parte delle domande. Il meccanismo è che la notorietà fa scattare la citazione, ma quando il sistema deve consigliare va a cercare conferme sul web, e lì vince chi ha una reputazione indipendente.

Se il tuo consulente tratta le due cose come sinonimi, sta misurando la più facile. Io la stessa cosa l’ho verificata su un e-commerce italiano vero, con lo stesso negozio consigliato da un motore, citato di sfuggita da un altro e ignorato dagli altri due: il test, coi limiti dichiarati, è qui.

🛠️ Blocco 2 - Come lavori (3 domande)

5. Quali domande hai scelto di presidiare per me, e perché proprio quelle? Fammele vedere.

Cosa ti aspetti: un elenco concreto, diviso in due famiglie: le domande che contengono il tuo nome e quelle che non lo contengono. La prima famiglia è meno affascinante ma viene prima, perché se qualcuno chiede informazioni sulla tua azienda e le fonti che il sistema apre non sono tue, stai lasciando che siano altri a raccontare chi sei. È l’ordine di lavoro che consiglia anche Reynolds, ed è quello che applico.

6. Cosa cambi sul mio sito, e cosa invece va fatto fuori dal mio sito?

Cosa ti aspetti: che la parte più grossa sia fuori.

L’85% delle menzioni di marca nasce su pagine che non controlli: recensioni, comparazioni, articoli di settore, schede su piattaforme altrui. Il numero arriva da uno studio AirOps su 21.311 menzioni, quindi su software B2B e domande in inglese: il perimetro va dichiarato, ma la direzione è quella e riordina le priorità di qualsiasi preventivo.

Chi ti propone solo interventi sul tuo sito, quindi, sta lavorando sul pezzo piccolo del problema: qui ho messo i numeri e le quattro leve che ne derivano.

7. Quali cose che si vendono come GEO tu non farai, e perché?

Cosa ti aspetti: che abbia una lista di no. La mia, per essere concreto e verificabile: il file llms.txt non risulta oggi una leva dimostrata e nessun fornitore importante si è impegnato a rispettarlo; i dati strutturati vanno messi perché servono ai risultati avanzati della ricerca classica, ma la documentazione di Google dice che non sono richiesti per la ricerca generativa, quindi non si vendono come leva AI; i testi “scritti per le AI” non esistono come categoria separata. Ho messo per esteso quali sono i miti e da dove arrivano.

Campanello: se non ha nessun no da darti, ti venderà tutto quello che chiedi.

✅ Blocco 3 - Cosa mi resta in mano (2 domande)

8. Cosa ricevo ogni mese, e cosa posso verificare da solo senza chiamarti?

Cosa ti aspetti: qualcosa che puoi controllare in autonomia. Le domande usate per il monitoraggio, le risposte salvate con la data, l’elenco delle pagine toccate e delle menzioni ottenute fuori. Se l’unico modo di sapere come va è la slide che ti manda lui, non stai comprando un servizio: stai comprando la sua parola.

9. Se dopo sei mesi smetto, cosa resta mio?

Cosa ti aspetti: le pagine, i contenuti, gli accessi, le menzioni ottenute su siti di terzi, lo storico delle misurazioni. Sono cose che restano. Se la risposta è che smetti e sparisce tutto, stai pagando un abbonamento a un cruscotto, non un lavoro.

⚠️ Blocco 4 - Quando alzarsi dal tavolo (2 domande)

10. Mi garantisci di comparire nelle risposte di ChatGPT?

Cosa ti aspetti: no, e nessuno può. Non c’è un pannello dove si prenota un posto in una risposta generata, e i modelli cambiano senza preavviso. Chi garantisce un risultato che non controlla ti sta dicendo la cosa più utile che potesse dirti su di sé, solo non nel modo che intendeva.

11. Come è composto il prezzo, e cosa succede se il primo mese non si muove niente?

Cosa ti aspetti: voci separate e un’unità di misura. Diagnosi iniziale a corpo, interventi a ore o a pacchetto, eventuale presidio mensile con dentro scritto cosa comprende. È questo il test, non il fatto che il listino sia pubblico: su lavori su misura è normale non pubblicarlo, e non dice niente sull’onestà di chi te lo manda.

Sul “non si muove niente”: la risposta corretta è che nei primi trenta giorni quasi mai si vede muovere qualcosa, e che il primo mese serve a fissare la base di misura. Chi promette risultati in una settimana o li ha ottenuti con scorciatoie che poi si pagano, o sta contando come merito proprio un cambio di impaginazione deciso da altri.

⚠️ Le domande a cui nemmeno io so rispondere bene

Se le undici sopra fossero un esame costruito su misura per farmelo passare, sarebbero disoneste. Quindi ecco dove mi fermo anch’io, ed è la parte che ti conviene chiedere a chiunque.

  • Quante domande vengono fatte davvero nel tuo settore, ogni mese, dentro un assistente AI? Non lo so, e non lo sa nessuno: quei dati non sono pubblici. Si lavora su campioni costruiti a mano, non su un volume misurato.
  • Quanto dura un intervento prima che un aggiornamento del modello lo renda inutile? Non c’è modo di saperlo in anticipo. Si misura dopo, ripetendo le stesse domande nel tempo, e si mette in conto che una parte del lavoro vada rifatta.
  • Quanto fatturato porta davvero una citazione? La catena non si chiude. Fra la risposta letta dentro una chat e l’ordine che arriva sul tuo gestionale non c’è un filo che si possa seguire fino in fondo: a volte l’unica traccia è un ordine che compare senza una visita che lo spieghi. Chi ti mostra un numero preciso di ritorno sull’investimento ha fatto una stima e ha smesso di dirtelo.

E due limiti che riguardano me, non il settore, perché se dichiaro solo gli ignoti di tutti non ho dichiarato niente: non ho ancora un cliente con dodici mesi di storico di misurazioni GEO alle spalle, quindi quando parlo di tenuta nel tempo parlo di mesi, non di anni; e siccome lavoro da solo, la digital PR internazionale non è alla mia portata - se il tuo mercato è fuori dall’Italia, su quel pezzo ti serve qualcun altro e te lo dico prima, non al terzo mese.

Ho aperto dicendo che qualcuna di queste domande preferirei non sentirmela fare. È vero, e vale anche al contrario: è il motivo per cui le ho scritte tutte, comprese le tre a cui non so rispondere. In un mercato dove i risultati sembrano arrivare in fretta e un caso studio convincente circola prima che qualcuno chieda cosa sia successo dopo, l’unica cosa che puoi verificare prima di firmare è come ti risponde chi hai davanti.

Se vuoi sentire come rispondo io sul tuo caso, quello che faccio è scritto nella consulenza GEO. Altrimenti tieniti le domande e falle a chi ti sta facendo la proposta: le risposte le riconosci da solo. Se preferisci parlarne prima, scrivimi da uno dei canali qui sotto.

❓ Domande frequenti

Quali domande devo fare a un consulente GEO prima di firmare?
Le più utili sono quelle sulla misurazione, perché è lì che si vede subito chi sa lavorare: come verifica se vieni citato, con quali domande fisse e con che frequenza; se sa dirti quanto sei andato vicino a una citazione quando non compari, dove la risposta corretta è che non si può sapere; quanto traffico si aspetta, che è poco, sotto il 2% del totale, e va detto prima; che differenza fa fra essere nominato ed essere consigliato. Poi le domande sul metodo: quali prompt ha scelto e perché, quanta parte del lavoro sta fuori dal tuo sito, e quali cose vendute come GEO non farà. Infine le due che contano quando il contratto finisce: cosa ricevi ogni mese che puoi verificare da solo, e cosa resta tuo se smetti.
Perché non si può garantire una posizione nelle risposte AI?
Perché non esiste una classifica da scalare. Nella ricerca classica le pagine sono ordinate e la tua posizione si legge: sei undicesimo, sei ventesimo. In una risposta generata da un modello ci sono una manciata di aziende citate e tutte le altre fuori, senza alcun ordine visibile: se il sistema ne nomina tre e tu non ci sei, non c'è modo di sapere se eri la quarta o la ventesima. In più le risposte sono personalizzate e probabilistiche, quindi due persone che fanno la stessa domanda possono ricevere fonti diverse. Chi garantisce un posto sta promettendo un risultato che non controlla e che nessuno può verificare in anticipo.
Quanto costa una consulenza GEO in Italia?
Non esiste un listino di settore, e le formule più diffuse sono tre: una diagnosi iniziale a corpo, un monte ore da consumare sugli interventi, un presidio mensile continuativo. Le mie tariffe sono pubbliche: diagnosi da 240 EUR, interventi a 50 EUR l'ora a pacchetto, presidio da 450 EUR al mese. La cosa da guardare più del numero è la composizione: un preventivo serio dice quante ore, su cosa, e cosa ricevi ogni mese. La cosa da guardare non è se il listino sia pubblico, perché su lavori su misura è normale che non lo sia: è che il preventivo abbia voci separate e un'unità di misura, così puoi confrontarlo con un altro.
La GEO è solo la SEO con un nome nuovo?
In buona parte sì, ed è il motivo per cui il confine va chiesto esplicitamente. I fondamentali non cambiano: un sito che i motori non riescono a leggere, o che non dice chiaramente cosa fai e per chi, non viene citato da nessun assistente. Quello che cambia davvero è dove si concentra il lavoro, cioè molto fuori dal tuo sito, su pagine di terzi che i modelli leggono, e come si misura, cioè presenza nelle risposte invece di clic. Se una proposta GEO ti rivende gli stessi interventi tecnici che stai già pagando come SEO, con un nome diverso e un prezzo più alto, la domanda giusta è quale voce non fosse già compresa.
Ha senso per una PMI investire in GEO adesso?
Dipende da cosa c'è prima. Se il sito ha problemi di velocità, di indicizzazione o di contenuti che non spiegano cosa vendi e a chi, quelli vanno risolti per primi: senza pertinenza e autorevolezza le risposte generate non ti prendono in considerazione comunque. Quando le basi ci sono, per una PMI la voce che rende di più sta quasi sempre fuori dal sito, cioè recensioni, schede e pagine di terzi che parlano di te. Quello che non ha senso è comprare un pacchetto GEO separato che rifà la stessa SEO con un'etichetta nuova, o farlo prima di aver messo a posto le fondamenta.
Enrico Morano
Sviluppatore PrestaShop freelance da quasi 10 anni - debug, performance, moduli custom

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