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Nuove regole UE e-commerce 2026
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Le nuove regole UE per chi vende online: cosa cambia davvero il 27 settembre

Green claims, AI Act, accessibilità, sconti e recensioni: cosa è già obbligatorio, cosa scatta il 27 settembre 2026 e cosa puoi lasciare com'è.

25 settembre 2026#normativa#ecommerce#ai-act#accessibilita#greenwashing

In questi giorni sta girando parecchio una mail che suona più o meno così: “tra il 2026 e il 2027 arrivano nuove regole europee che toccano chi vende online, presto in azienda ti chiederanno se siete in regola”. È vera, ma è un pacco regalo: dentro ci sono quattro cose diverse, con scadenze diverse, e una non è nemmeno ancora una legge.

Qui te le separo. Per ognuna: quando scatta, se riguarda te, e cosa devi toccare sul sito. Niente legalese - per quello serve un avvocato, e te lo dico prima che te lo dica lui. Questa è la parte tecnica, quella che finisce sempre sulla scrivania di chi il sito lo gestisce davvero.

🛠️ Il calendario, in una tabella

DataCosaChi toccaDove si interviene
28 giugno 2025Accessibilità (European Accessibility Act)e-commerce B2C sopra la soglia microimpresatutto il percorso d’acquisto
19 giugno 2026Pulsante di recesso (art. 54-bis)tutti i B2Carea cliente + email d’ordine
2 agosto 2026Trasparenza AI (art. 50 AI Act)chi usa chatbot o contenuti generatiwidget chat, immagini, testi
27 settembre 2026Green claims e info di prodotto (D.Lgs. 30/2026)tutti i B2Cschede prodotto e checkout
fine 2026 (proposta)Digital Fairness Acttuttiniente, per ora

⚠️ 27 settembre: cambiano le schede prodotto

È la scadenza vicina, quindi parto da qui. Il D.Lgs. 20 febbraio 2026 n. 30 recepisce la direttiva europea “Empowering Consumers” (UE 2024/825), è in vigore dal 24 marzo 2026 ma si applica dal 27 settembre 2026. Modifica il Codice del consumo in due punti che ti riguardano.

Primo: le parole “verdi” senza prove diventano pratica commerciale scorretta. Non puoi più scrivere “eco”, “green”, “a impatto zero”, “amico dell’ambiente” come slogan generico. Un claim generico è ammesso solo se dimostri una prestazione ambientale d’eccellenza; i marchi di sostenibilità valgono solo se dietro c’è una certificazione con controlli di terza parte. Vietato anche dire che un prodotto è neutrale per il clima quando la neutralità si regge solo sulla compensazione delle emissioni, e vietato spacciare per virtù una caratteristica che riguarda un pezzetto del prodotto (“packaging riciclato” che diventa “prodotto sostenibile”).

Secondo, e qui si lavora sul template: l’art. 49 del Codice del consumo si allunga di quattro informazioni da dare prima dell’acquisto, non nelle condizioni di vendita in fondo al footer:

  1. l’avviso armonizzato sulla garanzia legale di conformità, più l’etichetta della garanzia commerciale di durabilità del produttore quando esiste e supera i due anni;
  2. per beni con elementi digitali, contenuti e servizi digitali, il periodo minimo di aggiornamenti software garantito;
  3. l’indice di riparabilità dove c’è; dove non c’è, le informazioni essenziali su ricambi, istruzioni di riparazione e limitazioni alla riparazione;
  4. le eventuali opzioni di consegna a basso impatto ambientale, se le offri.

Vietato anche dichiarare il falso sulla durabilità, spingere a sostituire un materiale di consumo prima del necessario, o tacere che il prodotto non funziona con ricambi e accessori non originali.

Il formato dell’avviso non lo decidi tu. Il regolamento di esecuzione (UE) 2025/1960 del 25 settembre 2025 fissa formato e contenuto di due oggetti diversi. L’avviso armonizzato sulla garanzia legale lo espone il venditore, ed è obbligatorio. L’etichetta GARAN riguarda la garanzia commerciale di durabilità del produttore: è volontaria, ma se la pubblicizzi devi usare il modello. Su un’interfaccia online vanno mostrati a colori, e l’etichetta va in formato annidato, cioè espandibile al primo click o al passaggio del mouse; la misura minima di 95x100 mm vale per la versione stampata. I file ufficiali (avviso in PDF, etichetta a colori, in bianco e nero e annidata) si scaricano dalla pagina del MIMIT. Nel sito diventano un blocco del template scheda, non una pagina linkata dal footer.

Tradotto in lavoro: servono campi nuovi sul prodotto (o un attributo per famiglia merceologica), un blocco nel template scheda, e una passata sui testi esistenti per togliere gli aggettivi ambientali che ora costano cari. Il grosso del tempo è nei contenuti, non nel codice.

✅ Un claim verde che regge: l’esempio di questo sito

Uso il mio sito come esempio, perché è l’unica asserzione ambientale di cui posso mostrarti tutte le prove. Nella pagina chi sono, e con lo stesso testo in quella delle competenze, c’è un blocco verde che dice che il sito gira su energia rinnovabile certificata. Scritto da solo, “sito green” sarebbe proprio il claim generico che dal 27 settembre diventa greenwashing.

Quello che lo tiene in piedi è la catena che c’è dietro la frase:

  • cosa dichiaro: l’hosting è Host.it Green, energia rinnovabile certificata con Garanzia d’Origine, server e dati in Italia. Il claim riguarda l’energia che alimenta il server, non “il sito” in generale;
  • chi lo conferma: il registro indipendente della Green Web Foundation, non io;
  • come si verifica: accanto alla frase c’è un link che rifà il controllo sul registro della Green Web Foundation per il mio dominio, e risponde in dieci secondi.

La quota che ogni anno va a Greenpeace la dichiaro a parte, e non la uso per scrivere “impatto zero”: sarebbe esattamente la neutralità fondata sulla compensazione che la norma vieta.

Chi vende prodotti deve fare lo stesso lavoro sulle schede: per ogni aggettivo ambientale, la caratteristica precisa a cui si riferisce, la fonte terza che lo conferma, più un modo per controllarlo senza doversi fidare di te.

⚠️ AI Act, 2 agosto: il chatbot deve dire di essere un chatbot

Dal 2 agosto 2026 si applica l’articolo 50 dell’AI Act, quello sulla trasparenza. In pratica due cose:

  • chi interagisce con un sistema di AI deve saperlo, a meno che non sia palese. Sul tuo sito significa una riga nel widget del tipo “assistente virtuale basato su intelligenza artificiale”, mostrata all’apertura della chat e non nascosta nella privacy policy;
  • i contenuti generati o modificati artificialmente (immagini, audio, video, testi pubblicati per informare il pubblico) vanno marcati come tali.

Due precisazioni che tolgono ansia: non c’è retroattività, quindi nessuno ti chiede di rietichettare l’archivio di immagini prodotto degli ultimi cinque anni; e le sanzioni da 15 milioni di euro che leggi nei titoli sono massimali. Attenzione però a chi toccano: l’art. 99 le prevede per le violazioni dell’art. 50 sia di chi fornisce il sistema sia di chi lo usa (il deployer), quindi anche il negozio con il widget di supporto è dentro il perimetro. Per le PMI il tetto è il più basso fra l’importo fisso e la percentuale del fatturato, ma resta un rischio da non liquidare. L’adeguamento vero, per un e-commerce, è una stringa di testo e una decisione editoriale su come firmare i contenuti prodotti con l’AI.

⚠️ Accessibilità: obbligo dal 2025, ma non per tutti

Questa è la più vecchia delle quattro e la più fraintesa. L’European Accessibility Act, in Italia recepito con il D.Lgs. 82/2022, obbliga dal 28 giugno 2025 i servizi di commercio elettronico verso i consumatori a essere accessibili: non solo la grafica, ma tutto il percorso, dalle informazioni precontrattuali al checkout, ai metodi di pagamento, all’assistenza.

L’esenzione che cambia tutto: restano fuori le microimprese che erogano servizi, cioè meno di 10 addetti e fatturato o bilancio annuo sotto i 2 milioni. Una buona parte degli shop italiani ricade qui, e questa è la ragione per cui vale la pena verificare il perimetro prima di comprare una consulenza di adeguamento. L’ho scritto per esteso in Test accessibilità sito web, con chi è obbligato davvero e come si misura senza spendere.

Detto questo: essere esenti non significa che il sito funzioni. Un checkout che non si completa da tastiera perde ordini da chiunque, disabilità o meno.

✅ Sconti e recensioni: qui non è cambiato niente

Nella mail che gira compaiono come novità. Non lo sono. Le regole su annunci di riduzione di prezzo e recensioni arrivano dalla direttiva Omnibus, in Italia D.Lgs. 26/2023, applicata dal 2023:

  • quando annunci uno sconto devi indicare il prezzo più basso praticato nei 30 giorni precedenti, e la percentuale si calcola su quello;
  • se pubblichi recensioni devi dire se e come verifichi che arrivino da chi ha davvero comprato; scrivere “recensioni verificate” senza un processo di verifica è pratica scorretta, comprarle è vietato.

Se il tuo shop è a posto da due anni, resta a posto. Se il badge “recensioni verificate” sta lì perché lo mostrava il tema, quello è il punto da sistemare, ed è indipendente da tutte le scadenze di cui sopra.

⚠️ Il pulsante di recesso, dal 19 giugno

In vigore da giugno, ma lo metto in lista perché è l’unico del gruppo con una conseguenza cara che non passa da un’autorità. L’art. 53 del Codice del consumo allunga il termine di recesso quando mancano le informazioni sul recesso, e nella lettura prevalente vale anche per chi non offre la funzione conforme: il termine passa da 14 giorni a 12 mesi e 14 giorni. Il 54-bis non lo scrive in modo espresso, quindi sul tuo caso serve una verifica legale. Requisiti, errori tipici e implementazione su PrestaShop stanno in Pulsante di recesso obbligatorio dal 19 giugno.

⚠️ Cosa non è ancora legge: il Digital Fairness Act

È la parte che nelle mail commerciali fa più paura, ed è quella che puoi accantonare. Il Digital Fairness Act è un’iniziativa annunciata dalla Commissione per la fine del 2026: bersagli dichiarati i dark pattern (countdown falsi, “restano 2 pezzi” inventati, disiscrizioni a ostacoli), la pubblicità personalizzata ingannevole, i prezzi personalizzati, il marketing di influencer non dichiarato e il design che crea dipendenza, con attenzione particolare ai minori.

Quando una proposta viene presentata a fine 2026, il testo definitivo arriva dopo il negoziato fra Parlamento e Consiglio e poi lascia un periodo di adeguamento: si parla realisticamente di 2028-2029. Nessuna azione oggi. L’unica cosa sensata è non costruire adesso funzionalità che quel regolamento smonterà: se stai per mettere un contatore di scorte finto, ecco, evita.

✅ La lista di controllo di mezz’ora

Se vuoi chiudere la questione senza aprire un progetto:

  1. apri tre schede prodotto rappresentative e cerca aggettivi ambientali senza prova dietro: sono la cosa da togliere entro il 27 settembre;
  2. controlla se il catalogo ha campi per garanzia, durata aggiornamenti, ricambi/riparazione. Se non ci sono, quello è il lavoro tecnico vero;
  3. apri il widget di chat: c’è scritto da qualche parte che è un’AI?
  4. verifica il tuo perimetro accessibilità (sopra o sotto i 10 addetti / 2 milioni) prima di spendere un euro;
  5. guarda l’ultima campagna sconti: il prezzo barrato è il minimo dei 30 giorni precedenti o il listino pieno?
  6. prova a recedere da un ordine come farebbe un cliente non registrato. Se non ci riesci in due click, rischi che la finestra resi resti aperta per un anno.

Cinque punti su sei si controllano dal browser, senza toccare il codice. Il sesto è quello che costa, ed è l’unico il cui rischio non aspetta la segnalazione di nessuno.

✅ Se il catalogo non ha i campi che servono

Il punto 2 è quello su cui si inciampa: campi prodotto che non esistono, un template scheda da estendere, migliaia di referenze da popolare con default sensati. È lavoro tecnico con una scadenza precisa, e sui negozi PrestaShop rientra in quello che faccio come assistenza PrestaShop. Raccontami com’è fatto il tuo catalogo da uno dei canali qui sotto: ti dico cosa va toccato prima e cosa può aspettare.

❓ Domande frequenti

Sono una microimpresa: le nuove regole del 27 settembre valgono anche per me?
Sì. L'esenzione per le microimprese esiste solo per l'accessibilità (European Accessibility Act). Le regole su asserzioni ambientali e informazioni precontrattuali del D.Lgs. 30/2026 valgono per tutti i professionisti che vendono a consumatori, senza soglie di fatturato o di addetti.
Devo togliere la parola "sostenibile" da tutto il sito?
No, va tolta o sostenuta. Un'asserzione ambientale generica senza dimostrazione è vietata; la stessa affermazione accompagnata da un dato verificabile e riferita alla caratteristica giusta resta legittima. Il criterio pratico: se non sai indicare la fonte del claim in dieci secondi, quel claim va riscritto.
Uso ChatGPT per scrivere le descrizioni prodotto: devo etichettarle?
L'obbligo dell'articolo 50 riguarda in particolare i contenuti generati o manipolati pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, e i contenuti sintetici come immagini o video. Una scheda prodotto commerciale rivista e pubblicata sotto la responsabilità dell'azienda non è il bersaglio della norma, ma la scelta di dichiararlo resta una decisione editoriale sensata. Il caso in cui l'etichetta serve quasi sempre è l'immagine generata che sembra una foto reale del prodotto.
Il mio chatbot risponde con risposte preimpostate, non è AI: devo mettere l'avviso?
No. L'obbligo riguarda i sistemi di intelligenza artificiale destinati a interagire con le persone. Un albero di risposte preimpostate non è un sistema di AI. Se però il widget usa un modello linguistico per formulare le risposte, anche tramite un servizio di terze parti, l'avviso serve.
Chi controlla, e cosa rischio davvero?
Per pratiche commerciali scorrette, asserzioni ambientali e informazioni precontrattuali il controllo è dell'AGCM, che agisce soprattutto su segnalazione di consumatori e concorrenti: il rischio concreto non è l'ispezione a campione, è il competitor che segnala. Sull'accessibilità l'autorità di vigilanza in Italia è AgID. Sul recesso il rischio principale non passa da un'autorità: nella lettura prevalente dell'art. 53 del Codice del consumo, senza funzione conforme la finestra si allunga a dodici mesi e quattordici giorni. Sul caso concreto la conferma la dà un legale.

Fonti primarie, lette il 18/09/2026: D.Lgs. 30/2026 in Gazzetta Ufficiale del 9 marzo 2026 (in vigore dal 24 marzo, applicazione dal 27 settembre), direttiva (UE) 2024/825, regolamento di esecuzione (UE) 2025/1960 con i modelli sulla pagina del MIMIT, regolamento (UE) 2024/1689 - AI Act art. 50 e art. 113 (art. 99 sulle sanzioni riletto il 25/09/2026), D.Lgs. 82/2022 sull’accessibilità, D.Lgs. 26/2023 per sconti e recensioni, scheda del Digital Fairness Act sul Legislative Train del Parlamento europeo. Questo articolo è una lettura tecnica per chi gestisce il sito, non un parere legale.

Enrico Morano
Sviluppatore PrestaShop freelance da quasi 10 anni - debug, performance, moduli custom

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