Site reputation policy: cosa cambia davvero in Europa
Dal 30 agosto Google non applica più le azioni manuali per site reputation a chi cerca dal SEE. Cosa resta valido, i quattro fattori ufficiali e come si controlla una sezione ospitata.
Dal 30 agosto 2026 Google applica la sua policy sulla reputazione del sito in due modi diversi a seconda di dove si trova chi sta cercando. È il risultato del confronto con la Commissione europea, e in Italia è stata raccontata quasi ovunque come “stop alle penalizzazioni per il parasite SEO in Europa”. Non è così, e la differenza non è una sfumatura: se gestisci un sito che ospita contenuti di terzi, quella lettura ti fa prendere la decisione sbagliata.
La notizia l’hanno data tutti. Quello che manca, e che trovi qui sotto, è la parte operativa: cosa è cambiato nel testo della policy, cosa significa avere una sola URL con due posizionamenti diversi, e i quattro fattori ufficiali usati come checklist per guardare le sezioni ospitate di un sito vero.
Cosa dice il testo, non i titoli
La policy ha perso la parola “abuse” e ha guadagnato parecchie righe: il 14 settembre la sezione dedicata nelle spam policies ufficiali misura 12.534 caratteri di solo testo, contro le poche righe che occupava a fine agosto. Non è un ritocco, è una riscrittura con esempi e casistica.
Il punto che conta sta in due paragrafi, e li traduco alla lettera perché è lì che i rilanci italiani sono scivolati:
- Fuori dal SEE: “the relevant pages may be subject to a manual action when they appear in Search results shown to users outside the EEA”. Niente di nuovo, l’azione manuale retrocede le pagine coinvolte.
- Dentro il SEE: “the relevant pages may be categorized as separate from the main domain but won’t be subject to the impact of manual action”, così che le diverse parti del sito possano posizionarsi “independently of each other, on their own merits”.
Tradotto: in Europa sparisce la penalizzazione, non il giudizio. La tua sezione coupon smette di essere spinta dall’autorevolezza del dominio che la ospita e comincia a competere con le altre sezioni coupon del mondo. Se stava in alto solo perché stava su di te, scende lo stesso, solo per una strada diversa e più lenta.
Non è un condono.
È il passaggio da “ti tolgo posizioni” a “ti tolgo la spinta del dominio”.
Google dichiara anche cosa succede a chi era già stato colpito: le azioni manuali precedenti vengono revocate per i risultati mostrati nel SEE, quelle pagine non sono più retrocesse e il fatto di essere state sanzionate “isn’t used as a ranking signal”. Vale poi un dettaglio per chi gestisce siti internazionali: un’azione manuale attiva fuori dal SEE non influenza il posizionamento dentro il SEE, non serve mettere noindex sulle pagine coinvolte e non farlo non viene considerato un tentativo di aggirare la policy.
La conseguenza che quasi nessuno ha scritto: una URL, due posizioni
Se la stessa pagina può essere trattata in un modo per chi cerca da Milano e in un altro per chi cerca da New York, allora il tuo rank tracker sta misurando una delle due realtà, non tutte e due.
È il primo controllo da fare, e costa cinque minuti: apri il tuo strumento di monitoraggio posizioni e guarda da quale località interroga Google. Molti progetti aperti anni fa girano ancora su località statunitensi per impostazione predefinita. Su un sito con sezioni ospitate, da oggi quella configurazione ti fa vedere un crollo che il tuo pubblico reale non vive, o al contrario ti nasconde un problema che esiste solo altrove.
Lo stesso vale al contrario per chi vende in Europa e fuori: se il traffico americano cala e quello italiano no, prima di cercare la causa in un aggiornamento dell’algoritmo, guarda il report Azioni manuali in Search Console. Come si leggono i report giusti nell’ordine giusto l’ho scritto nel pezzo sul report rendimento di Search Console.
I quattro fattori, usati come checklist di audit
Questa è la parte davvero riutilizzabile, e vale ovunque nel mondo: la revisione umana, dice Google, “applies globally” e guarda una serie di fattori oggettivi per capire quanto il sito che ospita controlla davvero quel contenuto. Sono quattro, e nessuno di essi è da solo necessario o sufficiente.
1. Come il contenuto è presentato. “Are the graphic design, formatting, typography and UX features of the content consistent with the host domain?” In pratica: la sezione ospitata sembra parte del tuo sito o sembra incollata? Header, menu, font, larghezza della colonna, footer. Il caso classico che fallisce questo punto è la sezione servita da un CMS diverso, con un suo tema, raggiungibile solo da link diretto.
2. La qualità relativa. “Are there quality issues present on the page that don’t appear on the main domain?” Il metro non è assoluto, è il tuo stesso sito. Se le tue pagine hanno un curatore, fonti e revisione, e la sezione partner ha testi tradotti male e schede clonate, la differenza la vedi tu prima di Google.
3. La paternità, dichiarata o implicita. “Is there an explicit acknowledgement of ownership or responsibility for the content?” Chi firma quel contenuto, e chi se ne assume la responsabilità editoriale? È il punto su cui cadono quasi tutti gli articoli sponsorizzati che vedo: nessun autore, nessuna dicitura commerciale, nessun contatto per le segnalazioni.
4. La duplicazione altrove. “Does the content appear on multiple other sites in identical or near-identical form?” Se lo stesso testo gira identico su venti domini, quel contenuto non è tuo in nessun senso utile. È la stessa logica, vista dal lato policy, di cui parlo nel pezzo sull’information gain: contenuto che non aggiunge niente rispetto a quello che esiste già.
Dove guardare, su un sito di PMI
Le sezioni che in Italia cadono in questa casistica sono quasi sempre le stesse cinque. Su un cliente le percorro in quest’ordine:
- Coupon, sconti, “codici promozionali” pubblicati in accordo con un network esterno.
- Blog o magazine “in collaborazione”, dove i pezzi arrivano da un fornitore e nessuno li rivede.
- Aree white-label (comparatori, preventivi, listini) montate sotto una cartella del dominio.
- Guide e schede tecniche del fornitore, copiate identiche da tutti i rivenditori dello stesso marchio.
- Comunicati stampa e advertorial senza dicitura, spesso venduti a pacchetto e dimenticati lì.
Per ognuna la domanda operativa è una sola: se domani questa cartella dovesse posizionarsi da sola, senza la spinta del dominio, reggerebbe? Se la risposta è no, hai già il tuo elenco di priorità, e non serve aspettare nessuna azione manuale per intervenire.
Se l’azione manuale arriva davvero
Il canale resta Search Console, sezione Azioni manuali, più il messaggio nel centro notifiche. Da lì si sistema la causa e si manda la richiesta di riesame. Per i siti europei Google ha aggiunto due cose: un processo di riesame con l’impegno a rispondere “within a short timeframe” e con più dettagli sulle motivazioni, e la possibilità, per i siti che ne hanno diritto, di portare la controversia in mediazione. Non è un’invenzione nata con questa policy: per le controversie con gli utenti business Google indica da tempo il panel di mediazione CEDR previsto dal regolamento europeo P2B (UE 2019/1150).
Prima di scrivere il riesame, però, il lavoro vero è quello sopra: i quattro fattori sono anche la griglia con cui ti valuteranno. Un riesame che dice “abbiamo tolto la sezione” senza aver sistemato presentazione, paternità e duplicazione è un giro a vuoto.
Cosa non è cambiato
Tre cose, perché è qui che il titolo “stop alle penalizzazioni” fa danni:
- Ospitare contenuti di terzi non è mai stato di per sé una violazione. Forum, sezioni commenti, comunicati, articoli di opinione, contenuti di freelance con responsabilità editoriale dichiarata: la policy li elenca esplicitamente come casi che non violano nulla.
- Tutte le altre policy restano in piedi, dentro e fuori dal SEE. Contenuto scraped, thin affiliation, spam generato: quelli non sono stati toccati da questo aggiornamento, e hanno le loro conseguenze.
- Il giudizio umano si applica globalmente. Quello che cambia al confine del SEE è solo l’effetto sulle posizioni, non il fatto di essere considerati fuori linea.
Se hai una sezione ospitata e non sai in quale dei due gruppi di esempi cadresti, quella è una domanda a cui si risponde guardando il sito, non leggendo l’ennesimo riassunto della notizia. È il tipo di controllo che faccio dentro l’audit tecnico di un sito e-commerce: cartella per cartella, con lo screenshot di cosa vede Google e cosa vede l’utente.
❓ Domande frequenti
Dal 30 agosto in Europa il parasite SEO è permesso?
Se ho già ricevuto un'azione manuale per site reputation, cosa succede adesso?
Un'azione manuale attiva fuori dal SEE mi danneggia sulle ricerche italiane?
Come faccio a sapere se la mia sezione ospitata è a rischio?
Devo cambiare qualcosa nel monitoraggio delle posizioni?
Fonti primarie, lette il 14/09/2026: spam policies di Google Search (sezione Site reputation policy, con i quattro fattori, gli esempi e le FAQ citate) e l’annuncio sul blog di Search Central. Le traduzioni sono mie; le citazioni in inglese sono riportate testualmente per permettere la verifica. La misura dei 12.534 caratteri della sezione è stata fatta in questa sessione estraendo il testo della pagina ufficiale.
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